IL RUCHÈ

Il vino che ha fatto conoscere al mondo il territorio del Monferrato Astigiano con le sue colline e vitigni.

Il Ruchè di Castagnole Monferrato Docg

Il Ruchè di Castagnole Monferrato Docg trae origine dal vitigno a bacca nera che porta lo stesso nome e che viene coltivato, come stabilito dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, con Decreto ministeriale 8 ottobre 2010, nel territorio di soli sette comuni astigiani: oltre Castagnole Monferrato, anche i paesi di Montemagno, Grana, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi.
Ha un acino di media grandezza, ricco di zuccheri e precursori d’aroma. E’ un vino di colore rosso rubino leggermente aromatico, con note olfattive di rosa appassita, viola e spezie e al gusto ricorda more, lamponi e prugne mature, con accenni di spezie come il pepe nero.
Nel complesso il gusto è solitamente morbido ed equilibrato. Attualmente la denominazione ha un’estensione vitata di circa 150 ettari.

Cenni Storici

L’origine del Ruchè e del suo nome restano avvolte dal mistero: alcuni ipotizzano un’origine del nome dovuta alla vicinanza dei vigneti a un convento benedettino dedicato a san Rocco, oggi scomparso, che si doveva trovare nei pressi di Portacomaro o Castagnole Monferrato. Oppure che il nome possa derivare dall’erto arroccamento delle vigne, da cui un’ipotetica radice verbale del nome. O ancora che il vitigno fosse stato importato durante il XII secolo da monaci cistercensi provenienti dalla Borgogna, ma questa tesi è smentita da uno studio del 2016 sul DNA del Ruchè che lo apparenta strettamente a due vitigni tipici del nord Italia, la Croatina e la Malvasia aromatica di Parma, oggi estinta. (Ruffa, Raimondi, Boccacci, Abbà, Schneider 2016).

Invece la storia recente del Ruchè è ben documentata: se il Ruchè, da sempre conosciuto e coltivato nell’area intorno a Castagnole Monferrato, era considerato fino all’inizio degli anni settanta del XX secolo un vitigno secondario, adatto a produrre uva da tavola o vini da taglio, il parroco di Castagnole, don Giacomo Cauda, vide in quel vitigno e in quel vino un potenziale inespresso e recuperò una vigna appartenente alla Parrocchia, coltivandola sottraendo tempo alla sua attività di pastore di anime, passando anche per illuso, sognatore e un po’ matto…
Il tempo gli diede ragione, e con il sostegno del sindaco Lidia Bianco e della maestra Romana Valenzano, il Ruchè ottenne la Denominazione di Origine Controllata nel 1987 e raggiunse il traguardo della Docg nel 2010: le pietre miliari della storia, ancora tutta da scrivere, del Ruchè, sono queste.
Il Ruchè ha permesso di far conoscere nel mondo questa zona del Monferrato Astigiano ed è diventato la spina dorsale dell’economia locale: ancor di più lo sarà in futuro.

Abbinamenti

Se il Ruchè nasce come vino da abbinare a piatti tipicamente locali, quali formaggi stagionati o erborinati ed elaborati secondi di carne dai sapori particolarmente complessi, le sue caratteristiche lo rendono adatto ad abbinamenti anche inattesi con piatti provenienti dalle tradizioni più varie, e questo è uno dei motivi del suo successo nel mondo. Succulenza, morbidezza e profondità olfattiva lo rendono facilmente abbinabile a cibi ricchi di aromi e di spezie, come lo zenzero, e quindi a piatti tipici delle cucine orientali, oppure a piatti piccanti e , per rompere le “regole”, a piatti a base di tonno. La versatilità del Ruchè negli abbinamenti lo rende perciò un vino veramente cosmopolita.

Ruchè.
Una Storia da Raccontare.

Video sui 20 anni di d.o.c. di uno dei più importanti vini dell’Astigiano con memorie e ricordi degli anziani vignaioli del Ruchè.